Papà di Gabriele

“Lei è giovane, la sua vita andrà avanti, potrà anche avere altri figli ma, mi creda, non passerà un giorno in cui, anche solo per un istante, magari posando il capo sul cuscino prima di addormentarsi, il suo pensiero non andrà a Gabriele”.

Queste parole rivoltemi, sul sagrato della chiesa di fronte alla bara bianca di mio figlio, da un noto manager con fama di uomo freddo e cinico, si sono impresse in modo indelebile nella mia mente nel giorno dell’addio a Gabri.

Le voglio condividere con voi in quanto, a distanza di oltre 20 anni da quel giorno, rappresentano la sintesi di quella che è stata la mia seconda vita, perché – ed è questo il messaggio di speranza che, da “sopravvissuto” desidero trasmettervi – una seconda vita è possibile, anche se nell’immediato appare inimmaginabile.

È un’esistenza diversa, dove l’iniziale mancanza del respiro, l’angoscia, le notti insonni colme di lacrime, domande e sensi di colpa, si tramutano lentamente in consapevolezza e sensibilità, accompagnate da una struggente nostalgia che non ti abbandona mai…. ma è pur sempre un’esistenza possibile che vale la pena di vivere nella memoria di chi, in realtà, non ci ha mai abbandonato. 

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